(non dovrei scrivere niente di tutto ciò, non da quando il mio blog è diventato - mio malgrado - di dominio pubblico. Ma la blogterapia è addictive e poi ho bisogno di cristallizzare qualcosa che mi sta dando l'ansia. Quindi che diomelamandi buona e speriamo di non far venir fuori un altro vespaio. Ma che palle però!!)
Dicevo che io lo sapevo che uscire dalla tana era pericoloso. Qualche mese fa me l'ero scritto qua sopra, mi chiedevo ma è mai possibile che per stare meglio una debba stare peggio? Io nella tana sto bene, perchè debbo uscire? Io lo so che ci sono delle cose che non funzionano ma so anche che quelle sono, take it o leave, e nel medio termine i costi del leave sono sicuramente maggiori di quelli del take, quindi take, take, che sappiamo che alla fine è meglio ....
Ma per poter prendere quel che passa il convento bisogna sorvolare su ciò che sta fuori dal convento. Bisogna essere maturi e leggeri quel tanto che basta da non rispondere alle provocazioni di ciò che, riparata dalle finestre chiuse o al massimo socchiuse, si intravede appena. Qualche volta si ricorda solamente.
Perchè ci sono stata altre volte in questo luogo dove l'insofferenza fa fremere lo stomaco, dove mi sento il friccicone ai piedi, dove mi strapperei i panni da dosso tanto che mi stanno stretti ma già so che il minuto dopo mi sentirei ridicola ed esposta.
E non è vero niente che l'età non conta. CONTA ECCOME. Che i pensieri degli altri si leggon loro in fronte, o li si può immaginare facilmente tanto gli stereotipi sono patrimonio comune. E se anche mi sbaglio e nessuno pensa niente, è già sufficiente che ci pensi io e questo non posso proprio impedirlo. La banalità è padrona della mia mente.
E la boccata d'aria, l'ali ai piedi, il sangue che gira più veloce, il sudore che cola lungo la schiena nella sfinente calura estiva di un tendone affollato di musica e passi, tutto si trasforma in desiderio, in una mancanza che pulsa, in un volersi riprendere emozioni che non erano affatto scordate ma che so per certo avere un costo troppo alto.
E sentirmi preda di un clichè. E non volerlo essere. E non sapere quale malessere scegliere: la rinuncia all'aria aperta che la tana è più rassicurante e facile e sicura e futura o la rinuncia perchè l'immagine che il clichè restituisce è aborrita da sempre.
Si stava meglio quando si stava peggio, parmi un fatto certo. E chiederò un antidoto al gelsenium, mi sa che è meglio.
Il piede destro ballava da solo. Il ritorno della funambola
1 settimana fa
