Obiettivo Trop Model

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agosto 20, 2011

Che brutta gente

Seguo da anni un blog che negli ultimi giorni è diventato particolarmente famoso. La sua autrice è ammalata di cancro ed ha sempre parlato di se stessa e della sua battaglia con grande forza e leggerezza insieme, senza usare giri di parole ma neanche toni da predicatrice, senza mai entrare nel dettaglio del perchè e per come delle sue scelte ma semplicemente presentandole come dati di fatto.

Lei è una giovane donna con una serie di lavori più o meno precari alle spalle ed una situazione attuale poco rassicurante, pertanto qualche mese fa aveva scritto un post chiedendo che a chiunque una buona idea da proporle per riuscire a mantenersi compatibilmente ai suoi problemi di salute. Una delle lettrici (o forse più di una, non so) aveva suggerito ad una importante testata giornalistica di 'adottare' il blog sul proprio sito e così in effetti è accaduto.

Ovviamente a quel punto il blog è decollato mantendosi più o meno in limiti ragionevoli fino a quando lei ha annunciato il proprio matrimonio. Apriti cielo. I telegiornali di gossip ci hanno intinto il pane, la notizia è finita su varie testate più o meno locali ed è cominciata la fiera.  Il suo blog si è trasformato in un casino. Il post in cui annunciava la fatidica data ha avuto quasi 1000 commenti, un post di aggiornamento sta lievitando di ora in ora. In rete sono finite foto, interviste ed il video della cerimonia.

Mi sono presa il gusto di leggere i commenti postati e sono inorridita. A parte il fiume di melensaggini immaginabili (e fin qui, vabbè, suppongo che possano avere un perchè) sono comparsi quelli che ipotizzano che tutta la faccenda sia un fake, ovviamente le fanzine si sono inalberate ed hanno rintuzzato l'attacco nemico. Nel frattempo sono arrivati quelli che 'fai male a fare la chemio curati con questo e quell'altro' e di nuovo le fanzine si sono scatenate. Poi sono arrivati quelli che dicono alle fanzine 'ma insomma! state esagerando!!' e le fanzine si sono offese. Poi sono arrivati i censori che hanno strillato 'ma insomma!! nessuno che faccia rispettare la decenza qua dentro?'.

E così via ...

Ora, io spero che l'autrice stia ricavando dal suo blog quel che voleva/volesse/vorrebbe/vorrà ricavarci perchè tutto il cucuzzaro è diventato davvero pesante e mi domando che effetto possa mai farle. Che la rete non sia necessariamente piena solo di fini intellettuali mi pare ovvio e legittimo, ma è per me sempre una sorpresa constatare che esiste una tale quantità di persone che amano il brivido sottile della sfiga altrui (toccandosi le palle per non correre rischi), che si sentono in dovere di ammannire lezioni a destra e manca, che del 'guarda e passa' non sanno che farsene, che portano il pensiero semplice a vette davvero imprevedibili, insomma ... una tale messe di idioti!

E come disse un giorno un carissimo amico mio: mi fa impazzire che il peso elettorale di questa massa di idioti è assolutamente uguale al mio!

maggio 29, 2011

U.C.A.F.

ovvero Ufficio Complicazione Affari Semplici.

uì. s'è muà!!

Perchè non sia mai che io riesca a vivere qualcosa in modo semplice e piano. No. Io se non incasino la cosa semplice e piana facendola diventare un bordello, se non mi ingarbuglio tra me e me dando prova di schizofrenia, se non rompo le balle al popolo con i miei se e ma ... ecco non sto bene, non sono contenta, non mi sento a mio agio.

E pure questa volta non mi smentisco. Con la fissa del ballo, intendo (che io sia in fissa è innegabile, btw). Insomma il punto è che questa cosa mi coinvolge sul piano emotivo così tanto, ha tali implicazioni che vorrei davvero se non risolvere quanto meno affrontare, che mi pare che sia una sorta di terapia, quelle robe tipo lo psico dramma o quelle terapie che una si mette in gioco a fare il clown ed intanto affronta la malmostosa che è in lei...

Silvia l'altro giorno mi scriveva che lei balla anche il suono del campanello, ed io lo so che esistono persone per le quali muovere il corpo a ritmo della qualsiasi è naturale come respirare. Perchè? e perchè io no? è un fatto di fisiologia del mio cervello? me ne manca un pezzetto? quello che controlla certi movimenti o certe risonanze? Oppure "semplicemente" le inibizioni trasmesse in famiglia e nel proprio contesto sociale nonchè quelle raccolte per strada cammin facendo sono solo quelle a fare da padrone??

Io sento che potrei lasciarmi andare, che potrei imparare a farmi guidare solo dalla musica o da colui con cui sto ballando, sento che potrei mollare il controllo, che potrei spegnere il cervello. Ma non ci riesco. Quando sto ballando e mi rendo conto che sto seguendo il ritmo è come se mi spaventassi di me stessa e trac! sicuro che lo perdo. Quando qualcuno si presta ad insegnarmi io sono imbarazzata da questa disponibilità, ho paura di fargli sprecare del tempo che potrebbe impiegare a divertirsi. Eppure come sarebbe bello affidarsi a qualcuno, anche solo per la breve durata di una danza e lasciare che guidi lui! Del resto in ogni caso quando una persona mi fa una gentilezza, o fa qualcosa per me io non riesco ad accettarlo con naturalezza: rispondo con una gratitudine eccessiva oppure mi ritraggo pensando che sicuramente ha un secondo fine. E' molto più facile farle le gentilezze che riceverle, come i regali.

E della fisicità, vogliamo parlarne? Sono troppo vicina all'altra persona? sono troppo distante? sono troppo pesante? e se questa persona è sudata? e se io sono sudata? e le persone che ti si avvicinano ed hanno odori troppo forti? o presenze troppo forti?

Quando un paio di anni fa fui scossa fortemente da quel minimo inizio di cena al buio totale, la prima impressione negativa che ebbi fu la presenza di altri corpi la distanza dai quali non era sotto il mio controllo. La seconda l'odore di cibi che non potevo vedere, la terza il caldo umido nella stanza. Tutte sensazioni fisiche di eccessiva vicinanza al mio corpo in una condizione di mancanza di possibilità di controllo da parte mia.

Che c'entra tutto questo con il ballo? Boh, non so. Certo è che sono sovrastrutture psicologiche che ho raccolto man mano durante la mia vita e che oggi sono come un muro tra il mio corpo e la mia mente. Se son trent'anni che tiri la carretta da sola, o con la sensazione di essere sola, non riesci più a lasciarti andare nelle braccia di un perfetto sconosciuto il cui corpo ti dice 'fai come me ma fallo camminando all'indietro'. Se la tua 'one night stand' si è trasformata in una relazione ventennale non riesci (posto che tu l'abbia mi fatto) ad affidarti nelle braccia di uno sconosciuto senza se e senza ma ...

Al tempo stesso però credo che se riuscissi a dimostrare a me stessa che si può lasciare andare il proprio corpo senza che questo si trasformi in una colossale figura di sterco (e poi cos'è una figura di sterco? e perchè bisogna fuggirla come il diavolo l'acqua santa?), se riuscissi a sperimentare che lasciare il bastone del comando ad un'altra persona (e per di più un uomo) non implica nulla se non un pò di sano divertimento, se mi concedessi di avvicinarmi ad un altro corpo senza cominciare a farmi troppe domande .. se tutto ciò accadesse riuscirei a trasformarmi in una persona più leggera e, suppongo, più felice.

Ma si può, arrivata a 54 anni, diventare altro da sè?

giugno 29, 2010

Io questa crisi la vorrei davvero capire ...

Siamo in montagna.

Nel condominio in cui abitiamo sono stati venduti in blocco dalla fondazione che li possedeva 7 appartamenti (bilocali con servizi). Erano sfitti e la fondazione (che peraltro ne possiede altri 8, regolarmente affittati) non aveva ritenuto necessario negli ultimi anni provvedere a pagare le spese di condominio. Capirai! non importa che fosero di fatto un capitale ben rivalutato, non importa che non sia mai stato fatto nessun lavoro di adeguamento se non la manutenzione spicciola irrinunciabile (tipo che se si rompe un rubinetto ahiloro non possono proprio fare a meno di ripararlo) ma in quanto sfitti rappresentavano solo un costo e quindi zero, zilch, niet il costo non si sostiene, hai visto mai??!!

Bell'imprenditoria eh??!! mi vien da dire. Piace vincere facile, evidentemente. Che la fondazione non è che fosse venuta giù dal cielo ma altro non è stato se non un escamotage per mettere tutti questi beni immobili al riparo dalle mani del fisco (e si parla di qualcosa come 27 appartamenti, mica bruscolini)

Cmq, imprenditore per imprenditore, si sono presentati questi due soci che hanno acquisito gli appartamenti sfitti in blocco, pagandone anche i debiti pregressi (30000 cocuzze, pare) e che li hanno messi immediatamente in ristrutturazione.

Ma mica roba da poco eh?? che ormai sono talmente tanti anni che nessuno fa niente che non si può proprio fare diverso: impianto elettrico e idraulico da rifare ex novo inclusi i termosifoni, rimozione del boiler ed intallazione della caldaia, impanto gas che prima non esisteva, pavimenti in toto, bagno, cucinino e infissi vari.

Pare che ne preparino uno da utilizzare come demo e poi li metteranno in vendita. Poi. Pare che ad oggi non abbiano uno straccio di compratore in vista.

Investimento puro. Alla faccia del capitale. Mi domando questo da dove venga. Qualche rientro condonato? qualche soldino men che pulito?? non si saranno mica fatti imprestare i soldi dalla mamma no???

I due condomini di fronte sono in fase di ristrutturazione della facciata la cui perlinatura è piuttosto danneggiata. Altri lavori importanti.

L'anno scorso negli stessi condomini sono stati ristrutturati tre appartamenti. Nel nostro condominio due più uno doppio.

E tutto questo in cento metri di strada.

I cartelli di vendesi si vedono un pò dappertutto e tu, idiota, diresti che qua si stanno svendendo il paese. Peccato che cambino con una certa frequenza ovvero le case vengono vendute e acquistate con una certa disinvoltura. Del resto in paese ci sono almeno 7 agenzie immobiliari (di cui una della moglie del sindaco ha ha ha!!): il comune esiste dal 1934 e a oggi non arriva a 900 abitanti. Siamo qua da 6 anni e non ho ancora visto un esercizio uno chiudere per cause ipotizzabili a cattiva rendita, anche il turn over degli esercizi è minimo.

Ecco, io qua la crisi non la vedo proprio.

Vero è che stamane al mercato non c'era praticamente nessuno e luglio è davvero alle porte. Francamente non ricordo se gli anni precedenti c'era più gente, forse un minimo di movimento in più. Nel paese precedente, quello dove vado a far la spesa la domenica, in effetti ho visto poca gente l'altro ieri. Ovviamente si lamentan tutti. Ma de che, dico io???

E mio figlio, poveretto, si arrabatta a pensare che come potrà mai tra cinque anni arrivare ad avere i soldi per mettere su il suo locale se non riesce a lavorare con continuità ed a prendere più di 1000 euro al mese???

Illuso

agosto 26, 2009

Cosa stanno facendo?

Qualcuno me lo spiega per favore?

perchè io davvero non lo capisco. Come mai si stanno allargando così tanto di recente? perchè si sentono così forti? Stanno solo pasturando l'elettore mono neuronico o ...

Adesso tuonano che se il papa non si fa gli affari suoi loro modificano i Patti? Oibò ...

Che poi verrebbe spontaneo chiedere come mai se ne accorgono solo adesso delle " ... ingerenze ideologiche e squisitamente politiche da parte di uomini delle gerarchie ecclesiastiche nelle faccende di uno Stato che, fino a prova contraria, è laico"

Apperò .. anvedi la novità!!!

Certo che questa qua è proprio brutta gente.


Anche i loro elettori sono sostanzialmente brutta gente ma i bossi-calderoli-borghezi lo sono particolarmente. Che schifo

maggio 21, 2009

Una sottile angoscia mi assale ...

Sto leggendo la biografia di Rossana Rossanda, La ragazza del secolo scorso. Ecco, quando ho letto questo mi è venuto un brivido

"Il 2 settembre 1939 ... Si consumavano i soliti giorni quando la Germania si spartì con i russi la Polonia. ... E' vero, si sarebbe dovuto scendere in piazza, gridare, rischiare: allora, anzi prima, quanto prima? ... Erano convulsioni del mondo, noi ci scavavamo una tana e tiravamo avanti. ...

Sono i grigi che fanno un paese, chi non conta tace, subisce, o anche applaude ma aspetta che passi.

Si avvezza a credere che passerà, che stia passando. Bisogna che abbia l'acqua alla gola per ammettere l'irreparabile. Così accadono le enormità. ..."

Ed anche questo mi sembra calzante

(dopo lo sbarco degli americani, la Rossanda è a Venezia) "... Che era stato? E noi che cosa eravamo stati? Che cosa avevamo capito, che cosa avevamo permesso? Io non ricordo un tacere per terrore, nessuno attorno a me era stato bastonato, negli anni trenta era finito, non c'era stato chiasso neanche sugli ultimi processi. Ricordo che al silenzio parevamo abituati. ... Dunque si sarebbe potuto impedire? Si sarebbe dovuto. Non sapevo, non mi hanno detto. Ma ho chiesto?"

Poi ho letto il post di Cinas, che mi ha dato il colpo finale.

aprile 24, 2009

Ti ricordi i compiti a scuola ...?

Un post di Extramamma ha suscitato un minimo di dibattito da lei. Il tema era quello della mole eccessiva di compiti che sembra vengano oggi assegnati a scuola ed il fatto che altrettanto spesso i genitori aiutano i figli svolgendoli al posto loro.


Io ho chiesto la ragione per questo approccio, assolutamente non per essere polemica - non ne avrei ragione visto che frequentemente ne condivido le opinioni - ma proprio per capire. In effetti molte mamme di mia conoscenza hanno 'sta croce dei compiti da fare assieme ai propri figli, non ultima mia sorella che, non fosse che i programmi scolastici sempre quelli sono, sarebbe ormai laureata.


Io invece mai. Intendo dire che non ho mai fatto nulla al posto ma nemmeno con i miei figli.


La ragione principale era che lavoravo fuori casa un casino di ore al giorno ed avevo come time limit ineluttabile delle giornate le nove e mezza: nove a letto lavati, puliti ed impigiamati, lettura per mezz'ora, nove e mezza sotto coperta e si dorme; vabbè qualche volta (frequente) la lettura ci pigliava la mano ed andavamo un pò oltre ma assolutamente mai oltre le dieci e sicuramente non per i compiti.


Il messaggio nei confronti dei ragazzi era che io sarei sempre stata disponibile per aiutare a capire qualcosa, cercando magari di cavarci qualcosa insieme ove io non ne sapessi niente (frequente occorrenza soprattutto più avanti) e poi disponibilità assoluta per interrogare e ripassare. Tendevo anche a non correggere nulla di ciò che facevano, pensando sarebbe stato meglio lasciarlo fare alla maestra/profe.


Anche ai colloqui con i professori sono sempre andata poco con l'accordo che mi sarei presentata qualora ce ne fosse stata l'esigenza: un problema/disagio/necessità di verifica da parte dei ragazzi (ed è successo più di una volta) tanto quanto analoghe situazioni da parte degli insegnanti. L'idea di fondo era che, in assenza di problemi, come andavano a scuola me lo dicevano i loro voti e non c'era bisogno di andare a fare la via crucis dai vari professori per farmi dire le stesse cose che già sapevo. Il presupposto dietro a questa impostazione era che la scuola è il loro primo spazio di autonomia e debbono imparare a gestirselo. E' uno spazio relativamente autonomo nel quale possono entrare alla bisogna i genitori ma la bisogna non dev'essere decisa e gestita da papà e mammà bensì da figli-studenti e relativi profe. Il tutto ovviamente cum grano salis che accà nisciuno è fesso e questo approccio non deve giustificare il fancazzismo o non deve generare l'idea che mammà se ne frega.


Debbo dire che quest'ultima parte ha sempre suscitato ampie rimostranze da parte dei professori ma su questo dovrei scrivere un inciso che sarebbe un post a parte ...


Insomma tornando a noi, il messaggio era "io ci sono ma tu sei in prima linea, batti un colpo quando ti servo".


Ha funzionato????? Ehm .... insomma.
Ne sono ancora convinta???? Assolutamente si.
Lo rifarei ??? Assolutamente si, magari con qualche correzione.


Caso 1: figlio ribelle, genialoide e trasgressivo da sempre. Elementari: vento in poppa, mai perso un minuto a studiare, risultati scolastici eccellenti. Medie: risultati tra il distinto e l'ottimo, zero tempo a studiare. Liceo: la tragedia, zero tempo a studiare. Cos'è successo? Probabilmente non ha mai imparato metodo ed applicazione nelle scuole precedenti. Avrei dovuto insegnarglielo io? Forse, non so. Lasciato troppo solo? Immagino di sì, io tornavo a casa mai prima delle sette, spesso più tardi. Cosa correggerei tornassi indietro oggi? Parecchie cose, sarei più autoritaria tanto per iniziare, non lascerei passare il fumo (che al tempo non era proprio tollerato ma neanche perseguito attivamente) e gli imporrei di fare dello sport, piaccia o no. Oggi credo serva ad organizzare la propria giornata attorno ad un impegno fisso, ad avere degli obiettivi, idealmente delle passioni. Tutte cose che il nostro non ha avuto. Poi non sarebbe male essere stata più presente ma, che lo dico affare? la pagnotta a casa qualcuno la doveva portare e quel qualcuno ero io. Punto. Discussione chiusa. Oggi fa il barman, vive da solo, ne ha combinate e ne combina più di bertoldo in francia ed io non mi preoccupo solo perchè ho deciso di non preoccuparmi che diversamente il nostro di materiale per me ne darebbe in abbondanza ....


Caso 2: figlia meno brillante ma più diligente e determinata. Elementari, medie e liceo con risultati non brillantissimi ma sempre più che accettabili, studio non eccessivo ma comunque corretto, dalla quinta elementare in poi acrobazie notevoli per conciliare scuola e danza (in tutte le varianti possibili). Richieste di aiuto modeste, qualche richiesta di intervento nei rapporti con la scuola o con qualche docente in particolare, parecchie richieste per interrogazioni, ripassi, etc. Abitudine che dura ancora oggi (l'ultima? dieci giorni fa, Storia del Design, 'abbiamo' preso 29). Oggi studia, in ritardo di un anno sulla laurea breve. La giustificazione ufficiale è che il numero di studenti che si laurea entro il terzo anno nella sua facoltà è minimo, tanto da giustificare perplessità ed interrogativi anche nella direzione di facoltà/corso di laurea. Io penso però che lei abbia ecceduto in puntiglio nei primi due anni, 'perdendo' così una mole di tempo, che non sia stata in grado di destreggiarsi con un minimo di furbizia, dando pesi e misure differenti per slalomare tra i numerosi esami.

Ergo resto convinta della necessità che la scuola rappresenti una palestra di vita, la prima distaccata dalla famiglia ma senza per questo implicare abbandono. Con due risultati così diversi però, fatto salvo l'ovvia differenza di carattere, mi chiedo quale potrebbe essere l'elemento di mediazione con una situazione di supporto genitoriale tale da sostituirsi addirittura nello svolgimento dei compiti.

Come faranno i ragazzi ad imparare che una regola la si rispetta prima e la si combatte poi ma non la si aggira con furbizia? Oppure ad imparare che si possono anche prendere posizioni che ci rendono impopolari nel gruppo?

Chiaramente gli effetti dell'ansia da prestazione della figlia sono quelli che sembrano aver giustificato la decisione di Extramamma ed io la capisco molto bene.

marzo 31, 2009

Ma ad invecchiare graziosamente, come si fa?

Allora, vediamo se ci riesco a mettere in fila i pensieri. Non ne sono mica certa, eh ... che la faccenda mi ribolle in pancia ed in testa e non ce la si fa a farla uscire un minimo in ordine.

Io non mi sono mai sentita una strafiga, anzi. Ho sempre pensato, alla faccia della bilancia, di essere in sovrappeso. Quando pesavo 60 Kg mi sentivo comunque troppa. Troppo terrena, io che ambivo ad essere aria! Ricordo una volta che un mio amatissimo amore rispose alla mia domanda dicendo che gli piacevo moltissimo perchè ero fatta come una S. Cessù. Mi sarei ammazzata. Io non volevo essere culo-tette io volevo essere leggera, raffinata ed elegante come Carlà.

Un mio mito negli anni cruciali? La Dianne Keaton di Io e Annie.

Però mi è sempre piaciuto vestirmi e addobbarmi perchè per me è sempre stato un modo per esprimere me stessa: umore, autostima, orgoglio, trac! tutto in bella vista come un manifesto pubblicitario. Non lo facevo per gli altri, lo facevo davvero per me stessa. Mi vestivo scegliendo a colpo sicuro nell'armadio, mi specchiavo e mi davo il voto. Qualche volta non prendevo la sufficienza ed allora non c'era modo di convincermi del contrario. Molto più spesso mi davo un bell'otto, qualche volta un nove. Un dieci mai, per la verità.

Era una storia tutta tra la mia testa e lo specchio ma, quanto avevo bisogno di un riscontro, mi mettevo in azione ed a colpi di sguardi, chiacchiere, mossette, risate e quant'altro fa cocotte mi assicuravo di mettere a segno il colpo che mi serviva per verificare il valore delle mie azioni. Verificato il portfolio, tanto mi bastava e più di un personaggio è arrivato un pò troppo lungo a capire che la faccenda era un puro test del mercato, niente di più.

Un pò stronza? Eh, magari si. Che ci dobbiamo fà? In ogni caso si tratta di acqua passata.

Ecco, appunto.

Io oggi mi guardo allo specchio e mi piaccio? Argh ... boh. Più o meno. O meglio a momenti alterni di compiacimento e disgusto. Ho un bel 10 Kg in più ma se guardo le mie coetanee che non ce li hanno vedo reticoli di rughe e pieghe di pelle flaccidine che - mind you - io posso orgogliosamente dire di non avere. Il grasso sottocutaneo funziona meglio del collagene ed è più piacevole da inserire, dico sempre. Ho i capelli grigi, per scelta, lunghi e li porto legati a treccia. Mi piace. Non cambierei assolutamente. Mi sento un tronco più spesso di quanto vorrei, non mi dispiace il sovrappeso di per se, non mi piace sentirmi tutta d'un pezzo. Non mi riesce di dimagrire ma francamente non mi ci impegno poi più di tanto, mi piace mangiare e bere bene, non sono affamata ma senza questi due piaceri la vita mi sembra opaca. Mi vesto in modo un pò strampalato, per non avere 20anni, claro. Amo i colori e non esito a sfoggiare fantasie che molte non riterebbero adatte nè all'età nè alla stazza. Il mio designer preferito? questo qua.

Amo la bigiotteria di nicchia e qualcuno mi ha definito un lampadario: i miei orecchini suscitano spesso ammirazione, suppongo più spesso silenziosa riprovazione ma ne frego. Amo i profumi e ne faccio uso abbondante ma debbono essere sconosciuti ai più, niente marche commerciali da queste parti, ad esempio questi.

E sono ragionevolmente sportiva: montagna a tutto tondo durane il we, 4 vv/settimana palestra anche se per un ora e per attività un pò meno che comuni. Qualche volta vado a correre.

E allora il problema dov'è?

Il problema è che il test di mercato mi dice che non ho più valore. Non riesco più a sentirmi sexy, attraente, appetibile per mancanza di riscontro. Suppongo perchè non lo sono più per i parametri correnti. Non credo che esista maschio adulto, o se esiste io non l'ho incontrato, che ritenga appetibile una donna di 50 anni che non vuole scimiottare una ragazza di 20. I giovani apprezzano - e giustamente - le loro coetanee e si riterrebbero dei pervertiti se si sentissero attratti dalla 50enne. Ed anche i maschi adulti spasimano per le giovanotte ventenni perchè tanto la 50enne ce l'hanno già a casa e tutto sommato *pensano* che ne farebbero volentieri a meno. Per non parlar dell'andropausa che chiede il suo prezzo pure a loro, creature. E nun ce sta' niente a fà, il test di mercato esiste solo in versione maschile: riuscire a conquistare l'attenzione della pulzella fa meglio di una curetta di ginseng, se così non fosse sai quante macchine in meno venderebbe la Porsche??

Io mi vergogno come una ladra anche solo a pensarlo e scriverlo stasera mi sta costando un patema ma ... ho bisogno di sentirmi ammirata per convincermi che non sono finita e non ci riesco più.

L'unica cosa che ho maturato e di cui mi sento fiera? Non cercherei mai di modificare il mio aspetto per sembrar più giovane. No alle botulizzazioni, gli impacchi di questo e di quello, la medicina estetica (per non parlar della chirurgia), alle diete, agli spacchi ed alle visioni panoramiche di colli a tartaruga.

In fondo mi vado bene così, potrei essere migliore ma non è questo il problema. Il problema è che in un mondo che ha il giovanilismo come massimo pregio chi non è più giovane ha un handicap e chi non è più giovane ed è una donna che cos'è?

marzo 19, 2009

Donne, a me!!!

Questo blogguzzo non è che sia frequentatissimo, piuttosto è ben frequentato. Le donne che si sono palesate fin'ora mi piacciono per quel che hanno scritto qui e per quel che scrivono 'a casa loro'.

Allora, vorrei fare un test (sempre che ritorniate, mie care fanciulle)

Ricevo questo

"la cui moglie si è fatta di una setta e il santone (son tutte femmine le adepte) se le tromba tutte. Come sempre, sulle difficoltà a vivere che molti hanno, c'è chi ci salta sopra."

e mi si apre un mondo di commenti. Prima di esprimere i miei però vorrei sentire i vostri, giusto per capire se sono io o se è il mondo che mi gira intorno

marzo 13, 2009

Possiamo per favore schiacciare il tasto di rewind???

Come la quiete dopo la tempesta, discorsetto chiarificatore, abbracci, lacrimucce e adesso per un pò si filerà sull'olio nella speranza che questa nuova crisi ci faccia fare un altro passettino avanti... Allora, in virtù della ritrovata armonia, la princi mi legge questo brano che mi piace talmente tanto che decido che lo pubblico.
Et voilà a voi il piacere, io l'ho trovato geniale, lo scriveva Bruno Munari, nel 1981 (Da cosa nasce cosa)

"Il lusso è la manifestazione della ricchezza incivile che vuole impressionare chi è rimasto povero. E' la manifestazione dell'importanza che viene data all'esteriorità e rivela la mancanza di interesse per tutto ciò che è elevazione culturale. E' il trionfo dell'apparenza sulla sostanza.

Il lusso è una necessità per tanta gente che vuole avere una sensazione di dominio sugli altri. Ma per gli altri se sono persone civili sanno che il lusso è finzione, se sono ignoranti ammireranno e magari invidieranno chi vive nel lusso. Ma a chi interessa l'ammirazione degli ignoranti? Forse agli stupidi.

Infatti il lusso è una manifestazione di stupidità. Per esempio: a che servono i rubinetti d'oro? Se da quei rubinetti d'oro esce un'acqua inquinata non è più intelligente, con la stessa spesa, mettere un depuratore d'acqua e tenere i rubinetti normali? Il lusso è quindi l'uso sbagliato di materiali costosi che non migliora le funzioni. Quindi è una stupidaggine.

Naturalmente il lusso è legato all'arroganza e al dominio sugli altri. E' legato ad un falso senso di autorità. In antico l'autorità era lo stregone che aveva abbellimenti e oggetti che lui solo poteva avere. I re e i potenti erano vestiti con costosissimi tessuti e pellicce. Più il popolo era tenuto nell'ignoranza e più l'autorità si mostrava paludata di ricchezze. Ed ancora oggi in molte nazioni si verificano queste manifestazioni di apparenze miracolose"

A me pare che questa descrizione si adatti perfettamente ai nostri mala tempora con i dolciegabbana ed i briatori e le veline&calciatori e gli uominifortialgoverno. Ahimè il buon Munari proseguiva con un pronostico che oggi appare come un sogno infranto
"Contemporaneamente però nella gente sana si fa strada la conoscenza della realtà delle cose e non dell'apparenza. Il modello non è più il lusso e la ricchezza, non è più tanto l'avere quanto l'essere (per dirla con Erich Fromm).
Man mano che l'analfabetismo diminuisce l'autorità apparente cade e al posto dell'autorità imposta si considera l'autorità riconosciuta. Un cretino seduto su un grande trono poteva forse suggestionare in un tempo passato ma oggi, e soprattutto domani, si spera che non sia più così. Spariranno i troni e le poltrone di lusso per i dirigenti imposti, gli arredi speciali per i capi, le cattedre di lusso alzate su pedane di mogano, i paludamenti, i gradi, e tutto ciò che serviva per suggestionare.
Insomma, voglio dire che il lusso non è un problema di design"
Possiamo per favore schiacciare il tasto di rewind????

febbraio 23, 2009

Sogno concreto anzi, di creta ..

OK. Il mio sogno, fino a quel punto praticamente perfetto, ieri sera si è concretizzato. Ovvero si è reso concreto, tangibile. E non è più perfetto. Direi che tra l'oro e la creta tende nettamente alla creta, per non dir di peggio.

Me l'aspettavo, chiaramente, non è di questo mondo che una trovi una situazione bella, pronta e potenzialmente funzionante, senza puzza di complicazioni assurde fin dall'inizio. Quindi stavo solo aspettando che si materializzasse il bidone.

Ora, non so se si tratta di bidone ma certo che il mio stomaco mi sta dicendo 'don't walk, run!!'.

Il vero problema è che non so se questa fetente sensazione che è mooolto meglio lasciar perdere mi viene dal contesto di per sè o dal fatto che se mai decidessi di lanciarmi in questa avventura sarebbe un cambiamento di vita drastico. E NON SO SE LO VOGLIO DAVVERO. Non lo so, non lo so, non lo so ...

E' paura del cambiamento o della fregatura? E' desiderio di non lasciar le amate sponde o razionale sfiducia che la cosa possa funzionare?

E che ne so io??????

Di che sto parlando?? di gestire un ristorante, ecco di cosa sto parlando :-{

febbraio 12, 2009

Autocoscienza

Io veramente ero venuta qua perchè ci avevo un post che mi bruciava sulla punta delle dita, del tutto ombelicocentrico peraltro, ma aprendo il sito di Repubblica trovo quest'ennesima sparata ed ho dovuto scrivere, così a caldo, anzi al brucio proprio.

In realtà ho bisogno di riflettere su un'altra faccenda ed una delle ragioni per cui ho aperto un blog è proprio la funzione catartica che ha per me la scrittura. Il fatto di dover mettere in fila i pensieri in modo sufficientemente pulito e logico da far sì che un'ipotetico lettore ci capisca qualche cosa mi serve di fatto per far pulizia in testa quando mi si affastellano troppi pensieri. O quando sono in fissa. Come adesso.

Sono 17 anni che l'olandese ed io siamo insieme e la nostra relazione è stata davvero conquistata pezzetto a pezzetto. E' stata anche una relazione intensissima, una vera passione. Che oggi ha lasciato il posto ad una sorta di compenetrazione di solidi, so tu speak. Ci apparteniamo l'un l'altra, o almeno credo. Non abbiamo bisogno di parlare perchè ci pensiamo addosso, ed io sento la sua presenza in modo molto forte anche se la passionaccia dei primi (ma non pochi) anni è ormai un ricordo. Lui mi completa. Non vivrei senza di lui. Per contro non mi disturba il fatto che lui sia spesso assente o che i nostri corpi non si cerchino più come un tempo.

Parlo per me chiaramente, ma ho buone ragioni per credere di poter parlare anche per lui. Poi vassapere ... mica sono nella sua testa! E poi c'è sempre l'andropausa in agguato e potrebbe anche accadere che uno di questi giorni mi confessi di essersi innamorato di una ventenne coscialunga .. speriamo di no, và!!

Detto questo però aggiungiamoci che io sono in quella fase di transizione in cui ti devi proprio arrendere all'evidenza di essere altro da ciò che sei sempre stata. Ne ho accennato in uno dei primi post, ne vorrei scrivere più ampiamente, ma in sintesi potrei dire che il passaggio da femmina potenzialmente attiva sulla scena dell'acchiappanza a fantasma non è esattamente facile. A me francamente non di poter più procreare importa proprio poco, non percepivo lì il mio essere femmina, non solo lì per lo meno. Piuttosto scopro oggi di aver spesso usato come rassicurazione il fatto che bastava volere l'attenzione di un maschietto per conquistarla. E lo scopro oggi perchè mi manca. Perchè mi sento trasparente, ininteressante, confinata in un ruolo che non voglio. Mentre dentro mi sento sempre uguale (beh ... sul fuori .. signora mia che ci vogliamo fare??? e anche qui ci starebbe un bel discorsetto ...).

Metti le due cose insieme e cosa ottieni? Ottieni che sono ormai un paio di mesetti che rimesto dove non dovrei, e la cosa sta diventando un pò troppo presente nella mia giornata e nei miei pensieri. E farei una fatica improba a negarmela se dovessi proprio ma al tempo stesso mi chiedo se davvero non dovrei darci un taglio che una si conosce e sa che nel passato le è successo una volta di partir per la tangente e ne è venuto fuori un macello. Vabbè poi è durata 17 anni ma la sottoscritta 17 anni non ce li ha più a disposizione (vabbè non è che intendo passare oltre ma stavo parlando di vita non di pensione).

Si riesce a camminare sulla linea sottile e non cascar giù? Si riesce a mangiare la panna e lasciar lì il biscotto?

gennaio 29, 2009

Casalinghitudine

Un post di ieri di Monica mi ha fatto voglia di scrivere in materia sebbene abbia già commentato da lei. Mi ripeterò dunque, anche perchè ho già fatto qualche cenno in passato.

Dunque sono a casa. Dopo un autunno in cui ho lavorato a scartamento ridotto, oggi sono definitivamente a casa. E non me ne dispiaccio neanche un pò. Tanto per iniziare.

Diciamo che sono un pò inquieta, questo si. Il periodo non è esattamente dei migliori per sapere che un introito economico verrà meno, l'olandese ed io non siamo sposati e quindi qualche tutela mi manca, ho vissuto fino ad oggi consapevole e fiera della mia totale autonomia, sapendo che qualsiasi cosa accadesse io me la sarei potuta cavare in virtù delle mie forze ... insomma, non è che la casalinghitudine io la affronti a cuor leggero.

Ciò non di meno ne sono lieta e se la scuola mi avesse confermato l'incarico, non avrei ovviamente rinunciato ma non ne sarei stata lieta.

Ho sempre lavorato, fatta eccezione per le due maternity leave dei figli ed al tempo non mi sarebbe mai passato per la mente di scegliere di stare a casa, anche potendo. Il lavoro era un valore assoluto e l'autonomia economica pure, prima ancora del bisogno che era oggettivo e che avrebbe comunque sbarrato la strada a qualsiasi velleità. Nel '94 l'azienda per la quale lavoravo fece la prima campagna di incentivo alle dimissioni ed a me non passò manco per la testa. Poi, a livello razionale, la leva principale era sicuramente quella del non poterselo permettere ma dentro di me non avrei saputo che farmene di un'identità casalinga. Nel 2002, secondo giro di incentivo, la mia situazione personale era cambiata, il lavoro era diventato una fatica priva di stimoli, ho acchiappato la cassa e sono fuggita. Trasformando così un potenziale problema aziendale (e mò a questa che le facciamo fare) in un problema squisitamente personale (e mò che faccio?).

Per la prima volta mi sono dovuta confrontare con una me stessa non più legata ad un contesto professionale, che poi a ben guardare il lavoro è davvero la tua seconda casa, famiglia, etc (alle volte anche la prima, ma questo è un altro par di maniche).

Ho passato settimane a non sapere come passavo le giornate. Insomma, quelle passavano ma io non avrei saputo dire che avevo fatto nel frattempo. A peggiorar le cose - paradossalmente - il fatto di avere un aiuto domestico 5 gg/settimana per 3 h, giustificatissimo fintanto che lavoravo ma da casalinga assolutamente superfluo. Il fatto era però che questa persona aveva bisogno di questo lavoro ed io non volevo farle pagare la mia scelta irrazionale di prendere e scappare. Volevo capire cosa fare dei miei ossi prima di lasciarla, in tutto o in parte, a casa. Ho passato così quasi un anno, assaporando praticamente una licenza sabbatica e prendendo la casalinghitudine per il verso 'giusto' (se esiste). E quindi, passato lo straniamento delle primissime settimane, vai di palestra, letture ed attività ludiche varie. Sono persino dimagrita di ben 11 kg!!!

Poi alla fine del 2003 ho ripreso a lavorare (grazie alla solita raccomandazione, claro, sennò col cavolo!!). E di fare la casalinga non se n'è più riparlato sebbene il ritmo fosse ormai decisamente inferiore di quello passato (e per fortuna).

Oggi sono di nuovo a casa ma la musica è ben diversa. Ho ancora un aiuto domestico, per due vv/settimana, quindi condivido con qualcuno le cose più moleste ma non credo che questo sia determinante. Ancora oggi, come allora, non voglio farle pagare le mie decisioni e la lascerò a casa solo se e quando riterrò che il suo ruolo sia davvero ridondante o quando il piano di controllo dei costi domestici me lo imporrà.

Non ho bambini piccoli e questo è un altro tassello a mio vantaggio: non ho ritmi o tempi obbligati.

Forse la mia è quindi la crema della casalinghitudine, forse quindi non posso parlare in modo proprio. Non so. Sta di fatto che mi piace. Mi piace avere intorno uno spazio armonioso ed ordinato, di sicuro senza eccessi ma senza neanche il bordello che caratterizzava casa nostra un tempo. Mi piace sapere che gli armadi non vomitano panni quando apro le porte. Mi piace sapereche non ho depositi di polvere dove non metto gli occhi o che non allevo squadre di acari per ogni dove. E mi piace soprattutto per me stessa ed in subordine per i miei 'coinquilini' (al momento l'olandese e la princispessa). Quindi è innanzitutto una roba per me, questa del piacere della cura della tana.

Poi, mi piace prendermi cura dell'olandese, anche se lui la prende un pelino troppo sul serio e direi che si è trasformato in un principe arabo più che un calvinista nordico ... Ma mi piace l'idea, sbollita finchè vogliamo, che lui ed io siamo un tiro a due e ci occupiamo insieme di produrre il benessere della nostra famiglia, sebbene in modi differenti. Mi piace anche pensare di supportarlo dove lui fallisce, di fatto il nostro è geniale ma allo stesso tempo completamente svanito e se non avesse la sottoscritta che tiene fermo il timone si sarebbe già sfrantecato da qualche parte di sicuro (o avrebbe un'altra timoniera, savasandir). Insomma un pò di sano senso di potere da faccio tutto io ;-))) ???

Non chiedo nulla alla princispessa e probabilmente faccio male ma avrei dovuto farlo molto prima - tanto per iniziare - come prassi pedagogica ma di questo scriverò uno di questi giorni. Inoltre sento questa come la MIA casa, di MIA responsabilità. Un giorno lei avrà la SUA e non saranno fatti miei. Non credo proprio, infatti, che sarò mai la tipa che va a stirare a casa della figlia/o o la nonna che guarda i nipotini, se non in modo assolutamente estemporaneo.

Dulcis in fundo, mi piace avere tempo per trasformare incombenze ripetitive e noiose in qualcosa di stimolante e divertente. La cucina innanzitutto. Ieri ho fatto il suikerbrood olandese perchè andavo a trovare mia madrina e so che lei ed il marito sono golosissimi. Con le chiare avanzate ieri sera ho fatto le meringhe: assolutamente eco-insostenibili, btw, 2 ore e mezza di cottura!! Ne ho fatte sette o otto, mi sono costate una fortuna direi, e poi qua non c'è nessuno che se le mangia. Insomma, cucina a componente più ludica che altro, direi. Ho fatto anche le scorze d'arancia candite. E questo per parlar solo degli ultimi giorni. Insomma, la princi sostiene che se da piccola mi avessero regalato il dolce forno oggi non starei a giocare con il forno vero ....

Leggo in rete anche il blog di lisa che è una mamma a tempo pieno. Mi ricorda molto mia sorella, per la quale sono sempre stata a metà strada tra invidia e compatimento. Non credo che gli inverni asserragliata in casa, magari da sola, ad accudire due nani malati a turno siano estremamente motivanti per il mestiere di cura. Non tornerei indietro a quando i ragazzi erano piccoli, tanto per dire. Insomma, la mia è una dimensione ludica della casalinghitudine? Probabilmente si. Magari non fa testo ....

gennaio 03, 2009

Ed io, che ci faccio qui??

Ovvero, il blog me lo sono fatto. Va bene. Ma ora che ci scrivo?

Io non so se capita anche agli altri (veramente alle altre, la maggior parte dei blog che seguo sono di donne) di trovarsi la voglia di scrivere e non sapere cosa ... mah. Ho stracci di idee che mi ronzano per il capo ma non riesco a metterle insieme in modo coerente. E poi mi sembra che le/gli altre/i siano tutte/i molto informate e precise. E scrivano con competenza di questo e di quello. Mentre io non mi sento competente in niente. E quindi, che scrivo affà?

E' successo così anche con la cucina (e che c'entra mò? c'entra, in qualche modo c'entra) ad un tratto ho iniziato ad occuparmene, in combutta con mia sorella, e francamente sono diventata bravina. Allora ho cominciato a pensare che mi sarebbe piaciuto farla diventare un mestiere questa mia passione. Sempre a ragionarci con mia sorella, ovvio. Ma fondi per aprire un locale non ce n'è e se anche ci fossero dubito che avrei davvero voglia di metterli a rischio. Allora ho cominciato a pensare a cose tipo cuochi a domicilio. E poi ho cominciato a pensare che le/i vari/e cuoche/i a domicilio e/o esperte/i che ho visto nascere (una tra tutte il cavoletto ma non solo) sono infinitamente più brave di me ... E quindi, che mi propongo affà.

Vabbè, in breve. In realtà è un pò più complessa.

Poi c'è il fatto che il blog mi sembra un ottimo modo per riuscire ad essere completamente te stessa. Protetta dall'anonimato e da un certo riserbo per cui non squaderni in modo troppo evidente informazioni su te stessa e sulla tua famiglia, protetta dal fatto che chi ti conosce non lo sai che ti sei fatta il blog, insomma puoi finalmente dire pane al pane e vino al vino. Bene, allora facciamo che non dico a nessuno che mi sono fatta il blog. Eh ma se non lo dico a nessuno chi ci viene qua a leggere? E quindi, che scrivo affà? bastava un quaderno, no? o un documento word, no?

E poi perchè dovrei volere qualche emerito sconosciuto che viene qua, legge e sentenzia? Non so, così per scambiare opinioni, idee su di un piano di totale franchezza. Credo. O almeno mi piacerebbe anche se poi vedo che poche/i si sottraggono al richiamo della 'fama': il numero di contatti, di commenti, di lettori assidui (e magari adoranti), il premio di questo e di quello, e poi le graduatorie, i referrers (che non ho ancora capito bene cosa sono e come metterli ma visto che questo blog di lettori non ne ha ho pensato che forse potevamo pure lasciar perdere, per il momento).

Insomma 'sto giocattolo ed io ci stiamo rodando. Mica è detto però che poi alla fine ci piacciamo, sai??